49) Lutero. No al libero arbitrio!.
Se potesse scegliere, Lutero non vorrebbe il libero arbitrio
perch sarebbe una strada estremamente debole ed insicura  per la
salvezza, in quanto basata sull'uomo e sulla sua debolezza. Invece
la fede  la via di colui che confida in Dio, una via che possiamo
percorrere con tranquilla certezza.
M. Lutero, W. 783; Clemen, pagine 288-289.

Quanto a me, io lo confesso: se la cosa fosse possibile, non
vorrei che mi fosse dato il libero arbitrio o che a mia
disposizione fosse lasciato alcunch, con cui poter tendere alla
salvezza, non solo perch non avrei la capacit di resistere e
conservarlo fra tante avversit e pericoli e fra tanti assalti
diabolici, poich, essendo un solo demonio pi forte di tutti gli
uomini, nessuno degli uomini si salverebbe, ma perch, anche se
non ci fossero pericoli, avversit, demoni, io sarei costretto a
travagliarmi continuamente nell'incertezza e a dare pugni
nell'aria: infatti la mia coscienza, anche se vivessi e operassi
eternamente, mai potrebbe conseguire una tranquilla certezza di
quanto dovesse fare per soddisfare Dio. E, qualunque opera avessi
compiuto, sussisterebbe sempre lo scrupolo se ci piacesse a Dio,
o se Egli richiedesse qualcosa di pi, cos come prova
l'esperienza di tutti coloro che si sono dati alle opere e come io
ho dovuto apprendere in tanti anni con grave mia sofferenza. Ma
ora, poich Dio ha avocato a s la mia salvazione, escludendola
dal mio arbitrio, e ha promesso di salvarmi non a motivo delle mie
opere e del corso della mia vita, ma per la sua grazia e
misericordia, io sono tranquillo e sicuro che Egli mi sar fedele
e non mi mentir, e inoltre cos possente e grande, che nessun
demonio, nessuna avversit potranno piegarlo o strapparmi a Lui.
Nessuno, Egli dice (Giov., 10, 28 ss), me li strapper di mano,
perch il Padre, che mi li ha dati,  pi grande di tutti. Cos
avviene che, se non tutti, alcuni per, anzi molti, vengano
salvati, mentre per la forza del libero arbitrio non sarebbe
preservato addirittura nessuno, ma saremmo dannati tutti, dal
primo all'ultimo. Noi siamo dunque tranquilli e sicuri di piacere
a Dio, non per merito delle nostre opere, ma per il favore della
misericordia da Lui promessaci, e, anche se avremo fatto meno del
dovuto e agito male, siamo certi che Egli non ci imputer questo,
ma ci perdoner e corregger paternamente. Questa  la
glorificazione di tutti i Santi nel Dio loro.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
ottavo, pagine 1145-1146.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Uno.
50) La conclusione di Lutero.
Non esiste il libero arbitrio perch esiste la predestinazione,
perch senza l'aiuto di Dio l'uomo  schiavizzato dal demonio,
perch la natura umana  stata corrotta dal peccato originale e
perch l'uomo  stato redento da Cristo.
M. Lutero, W. 786-787; Clemen, pagine 291-292.

Qui terminer questo libretto, disposto, se sar necessario, a
trattare la questione pi ampiamente, quantunque io pensi di avere
largamente soddisfatto ogni uomo pio, che voglia riconoscere la
verit senza partito preso. Se infatti crediamo che la verit sia
che Dio sa in precedenza tutto e tutto preordina e che pertanto
non pu fallire n subire ostacolo nella sua prescienza e
predestinazione e che infine nulla pu avvenire se non per Suo
volere, come la ragione stessa deve ammettere, ne deriviamo, in
ci confortati egualmente dalla ragione, che non vi pu essere
affatto libero arbitrio n in uomo n in angelo n in alcuna
creatura. Che se crediamo che Satana  il principio del mondo e
che eternamente insidia e combatte con tutte le forze il regno di
Cristo, in modo da non lasciare gli uomini da lui fatti schiavi se
non quando ne sia respinto dalla virt divina dello Spirito, di
nuovo appare manifesto che il libero arbitrio non pu esistere.
Parimente, se crediamo che il peccato originale ci ha cos
corrotti, da opporre la sua repugnanza al bene, gravissimo
ostacolo anche a coloro che sono sospinti dallo Spirito, 
evidente che nell'uomo privo di Spirito nulla rimane, che possa
rivolgersi al bene, ma tutto  rivolto al male. Infine, se i
Giudei, che tendevano alla giustizia con tutte le loro forze,
piombarono nell'ingiustizia, mentre i pagani, che tendevano
all'empiet, giunsero alla giustizia per grazia divina e
insperatamente, ancora una volta  manifesto, dalle opere stesse e
dall'esperienza, che l'uomo senza la grazia non pu volere che il
male. Insomma, se crediamo che il Cristo ha redento gli uomini con
il suo sangue, siamo costretti a riconoscere che l'uomo era
perduto tutto intiero; in caso contrario dovremmo supporre Cristo
o superfluo o redentore della parte pi vile di noi, il che
sarebbe blasfemo e sacrilego.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
undicesimo, pagine 1147-1148.
